Per Mia Madre: verso il lato opposto del sole

ilramarro

La prima edizione dell’antologia poetica intitolata «Il Ramarro», è stata pubblicata nel 2008 grazie all’iniziativa di Salvatore Marletta, il compagno di mia Madre, dell’autrice Maria Gemma Bonanno. La seconda edizione, sollecitata da continue e numerose richieste, ci consente nuovamente di condividere, leggere e recitare, l’arte poetica dell’autrice. Esprimo in queste pagine, alla cara amica Marina Moretti, il mio sentimento di profonda gratitudine. Con la sua prefazione ha arricchito questa seconda edizione, riconoscendo e restituendo all’autrice e ai lettori, il senso ultimo di quell’arte poetica verso la quale «Il Ramarro» ci permette di rivolgere lo sguardo.

Questa antologia poetica rappresenta un viaggio ed una ricerca esistenziale e simbolica attraverso la quale l’autrice e il lettore si addentrano, accompagnati dal sentimento di rinascita e trasformazione raffigurato dal ramarro, e procedono guidati dal movimento dei versi verso il lato opposto del sole, assumendo il linguaggio della notte, luminosa e al tempo stesso oscura.

Come figlio dell’autrice sono meravigliato e emozionato, questi versi mi hanno dato la possibilità di essere partecipe della personale ricerca di mia Madre, di comprenderne l’impegno costante e laborioso che non si è interrotto e genera a tutt’oggi dei componimenti poetici, al momento celati e elaborati con grande cura. Questi versi mi hanno inoltre permesso di rievocare e ricomporre le vicissitudini e le scelte della vita che ci hanno segnato e separato, di considerare e cogliere ricordi, emozioni e sentimenti, che fanno parte del nostro e del suo personale vissuto, lasciando rivelare nel movimento dei versi una cerca di senso e significato che trascende i limiti della nostra stessa esperienza.

Come lettore e sociologo sono incantato da un linguaggio poetico che lascia convivere le ombre e le luci che avvolgono e sovrastano il senso del tutto, lasciando intravedere una speranza: la maturazione di una nuova consapevolezza della relazione con noi stessi, gli altri e il mondo. Questi versi ci permettono di comprendere e contenere le sofferenze e le gioie delle nostre rispettive storie di vita, esortandoci ad abbracciare e contemplare il senso della rinascita e della trasformazione implicito nel desiderio di mettere in comunicazione una dimensione somato-psichica con una dimensione spirituale.

«Il Ramarro» non è soltanto un’autobiografia poetica, va oltre i riferimenti al vissuto personale e le dediche, esplicite ed implicite, che mappano un percorso nel tempo e puntellano un pensiero autoriflessivo che convoca l’inafferrabilità della forma del flusso dell’esistenza: in famiglia scherziamo a questo proposito attribuendoci il privilegio che il maggior numero di poesie qui pubblicate sia a noi dedicato. «Il Ramarro» rappresenta senz’altro il vissuto dell’autrice e ne interpella il senso degli affetti e della vita, suscitando nel lettore domande e riflessioni ulteriori che hanno un fondamento comune rispetto alla nostra condizione di donne e uomini nel mondo che condividiamo, sollecitandoci a riconoscere qualcosa che va oltre la nostra esistenza individuale. Quel soffio di vita che alimenta la speranza attraverso la dolce cantilena di questa ninna nanna poetica non si è spento, è vitale e indispensabile alla mia vita, alla nostra stessa vita. Non avrei mai percorso vie alternative al senso comune, nella sofferenza o nella gioia dell’esperienza della vita, se la poetessa che questa antologia ci permette di conoscere, non mi avesse educato al valore dell’autonomia e dell’autodeterminazione, al rispetto dell’altro anche al di là del genere e della cultura che ci definisce, in una realtà in cui il potere familista, maschilista e mafioso, che ancora determina il nostro vissuto, ha trasformato questa sensibilità in quell’energia creativa che si prende la libertà di pensare ad un mondo diverso.

Proseguo nel suggerire al lettore di questa antologia di soffermarsi sull’immagine del ramarro, di verificare come la sua personale e attenta lettura abbia rilevato il senso simbolico di questa immagine che permea l’intera antologia. Per cogliere il senso ultimo di questa scrittura poetica dobbiamo confrontarci con l’immagine del ramarro. Lacerta viridis, nome latino del ramarro, è nel senso comune simbolo della moderazione. Questo animale può privarsi per lungo tempo del sostentamento necessario senza soffrirne, e l’apparente inattività che lo caratterizza, immobile alla ricerca del calore del sole, si rivela una virtù preziosa. Allo stesso modo il poeta adotta la postura del ramarro mitigando la sua fissità, la sofferenza del nostro essere al mondo, con la ricerca nel movimento della scrittura dell’energia vivificante dell’amore.

Il ramarro ci permette di volgere lo sguardo verso quel lato opposto del sole, dove è possibile lasciare convivere la vita che scorre con la tristezza dei nostri inciampi e la serenità dei nostri riscatti, convertendo questa sua capacità in pratica sensibile della contemplazione e dell’ascolto di sé e dell’altro. La trasformazione del ramarro, a lungo ricercata e meditata, come documenta il lavoro di scrittura dell’autrice, giunge infine a compimento? Più che di un percorso estetico narrativo strutturalmente organizzato, da valutare in funzione del suo incedere e della meta verso la quale l’autrice orienta se stessa e il lettore, la meta del viaggio e della ricerca si converte in un processo di rinascita e trasformazione. La domanda giusta da porci è conseguentemente, come scrittori e lettori, se l’arte della poetica di sé ci permette di fare l’esperienza di una lenta trasformazione verso una umanità più grande.

Orazio Maria Valastro
Postfazione a «Il Ramarro: antologia poetica (1982-2008)», Prefazione di Marina Moretti, Milano, Lampi di Stampa, 2014, 185 p.

3 thoughts on “Per Mia Madre: verso il lato opposto del sole

  1. Finalmente scopro qualcosa di più su di te , caro Orazio , attraverso l’appassionato commento alla raccolta di poesie ” il Ramarro” di tua madre. Io non ho ancora letto tale antologia, ma dal commento che ne fai , intuisco che tua madre è una bella persona che ti ha saputo trasmettere sentimenti di libertà e di autodeterminazione che ti hanno permesso di crescere e diventare la persona matura e consapevole che oggi conosco.

  2. Ho riletto, oggi, il commento al “RAMARRO” e ne sono rimasta, ancora una volta, entusiasta. Parole dettate dal cuore, la cui lettura non vorremmo più interrompere! E’ un meritato riconoscimento per l’arte poetica della mamma. Ma non soltanto! E’ anche un’analisi profonda di ciò che il miracolo della vita permette a chi lo vuole: passare buio alla luce! Qualche volta, allontanarsi non è fuggire, ma cercare risposte, per crescere, per divenire ciò che siamo!

  3. Bellissimo commento di figlio-sociologo, dove si sente l’antico conflitto madre figlio ormai superato, risolto o forse semplicemente capito. Il tutto possibile per una educazione all’indipendenza del pensiero data dalla madre e alla raggiunta maturità del figlio. Esempio per molti genitori e per molti figli. Un libro da leggere… al più presto! A.Z. Spero questa volta venga pubblicato.

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