L’Isola nella scrittura di sé e dell’altro

L’Isola nella scrittura di sé e dell’altro

Sono stato molto restio, pensando già da qualche tempo ad un concorso dedicato alle scritture autobiografiche, di ricorrere a questa modalità per sollecitare delle scritture di sé. Quale valenza avrebbe avuto questa proposta rispetto a iniziative simili? Concorsi e archivi che a livello nazionale e internazionale valorizzano e promuovono la scrittura autobiografica? Avviare un progetto, solo per la tentazione di attribuirmene il merito, avrebbe reso molto riduttiva una proposta progettuale che ambisse a volgere lo sguardo verso orizzonti e prospettive più ampie. Cosa dire poi del rischio di divenire responsabili di un rito di consacrazione che conceda ad un autore, uno scrittore autobiografico, maggiore merito e dignità, ricevendo un premio simbolico, rispetto ad altri autori non premiati? Soprattutto quando le motivazioni che mi muovono sono la conseguenza naturale delle attività dei laboratori di narrazione e scrittura di sé realizzati in questi ultimi anni, essenzialmente fondate su una pedagogia della memoria e dell’immaginario ed un’etica della reciprocità e dell’ascolto sensibile di sé e dell’altro.

Sollecitare delle persone che desiderano cogliere un’occasione per raccontarsi, ideare un concorso che renda possibile questo desiderio e che al tempo stesso solleciti le loro identità narrative attraverso la memoria e l’immaginario della Sicilia, l’Isola che ha accompagnato nel tempo e nello spazio la loro vita o una parte di essa, ha infine prevalso su tutti questi dubbi e perplessità. Perché l’Isola? E fra tutte la Sicilia? Anzi, Thrinakìa? Perché Thrinakìa evoca intenzionalmente l’isola del Sole del poema epico dell’Odissea. Un’isola mitica non localizzabile né ad Occidente, né ad Oriente, che ci permette di collocare la narrazione del poeta in un’isola immaginaria, un’isola che assume un valore simbolico che trascende la sua stessa tangibilità reale.

Dove collochiamo noi, scrittori e lettori di racconti autobiografici, le narrazioni di storie di vita, di esperienze significative vissute nell’isola di Thrinakìa? Le collochiamo nel movimento della scrittura di sé, in quella poetica di sé che sollecitata dall’invito a intraprendere un viaggio interiore nell’isola mitica di Thrinakìa, genera una nuova e meditata presenza a se stessi e al mondo. Evocando l’Isola mitica di Thrinakìa stimoliamo una ricerca di sé e di senso. In fondo se la poesia sembra generare in modo solo apparentemente solitario quello che i miti facevano in modo collettivo, la poetica di sé suscita delle questioni fondamentali e significative rispetto al nostro esserci nel mondo.

L’Isola nella scrittura di sé diventa quindi possibilità di sostenere una coscienza autoriflessiva che si apre alla comprensione dell’esistenza, al nostro modo di essere donne e uomini in questo mondo, al nostro desiderio di comprendere il senso della vita. In questa accezione l’invito al viaggio di Thrinakìa è l’invito a quell’ascolto sensibile di sé e dell’altro che rende possibile cogliere nella scrittura e nella lettura quell’anima plurale, personale e collettiva, che è l’espressione di sentimenti, di vissuti, di storie, di figure della coscienza di sé, della nostra relazione con noi stessi, gli altri e le cose del mondo.

Sono giunto a pensare, anche grazie all’esperienza vissuta con gli autori della prima edizione di Thrinakìa, cosa per altro che intuivo e sulla quale meditavo anche precedentemente, che l’Isola, Thrinakìa, sia un’occasione preziosa per approfondire una coscienza paradigmatica che modula la coesistenza della sofferenza e della felicità con l’amore e la speranza che chiariscono la visione della nostra relazione con noi stessi e il mondo.

Riferimenti bibliografici

Orazio Maria Valastro (a cura di), Thrinakìa: antologia della prima edizione del concorso internazionale di scritture autobiografiche dedicate alla Sicilia, Messina, Casa Editrice Kimerik, 2014, 124 p.

2 thoughts on “L’Isola nella scrittura di sé e dell’altro

  1. Mi piace molto l’evocazione dell’isola”Trinkìa” che non è soltanto l’isola di Sicilia, ma è l’Isola universale che appartiene a ciascuno di noi.
    E’ il nostro mondo interiore, il nostro approdo sicuro.
    Da quell’isolai ci siamo allontanati per crescere e scoprire il mondo, spesso, tra onde tumultuose, perdendola di vista!…
    Ed ecco che lo “Sciamano” ci riconduce in altre dimensioni che fanno parte di noi e torniamo a scoprire l’isola scomparsa dimenticata, ma piena di sole e di amore:la nostra Trinakìa, la radice di “Noi Tutti!”

Lascia un commento

*