Il mito dell’insularità

 

Îles de la Méditerranée, Tabula Rogeriana (Sicile, 1154) – Muhammad Al-Idrîsî (Ceuta, 1099 circa – Sicilia, 1165) Nuzhat al-mushtaq fî ikhtirâq al-âfâq

Commentando l’articolo che ho dedicato ad una riflessione sulla fabulazione e la mitopoiesi prendendo in esame il mito dell’isola [1], Hervé Fischer lo ha confrontato sul blog della Società internazionale di mitanalisi di cui è il presidente e fondatore [2], con la questione del condizionamento biologico dell’immaginazione e la sua continuità con il mondo fisico, intellettuale e immaginario.

La condizione fabulatoria dell’essere umano, riprendendo la definizione di Hervé Fischer, è il prodotto delle condizioni biologiche, psicologiche e psichiche, e del loro rapporto con le condizioni culturali, economiche e sociali, per ricreare l’estraneità del mondo e scoprirlo nei racconti mitici inventati e istituiti in modo collettivo. Prendendo in esame le narrazioni sull’insularità, il desiderio di raccontare e raccontarsi delle storie ci permette di incontrare il valore mitico della figura dell’isola, in modo particolare nella scrittura di sé e nei racconti autobiografici su Thrinakìa, la figura paradigmatica della Sicilia.

La ricerca di una storia che dia senso alla nostra relazione con noi stessi e il mondo, che ci permette di cogliere l’umanità che ci costituisce rispetto al tutto e alla vita, la ricerca di quelle storie che hanno caratterizzato le isole mitiche del Mediterraneo, la possiamo paragonare all’immagine dello stadio fetale della teoria mitanalitica. Siamo tutte-i delle isole, alla ricerca di una storia, ci incamminiamo attraverso le tappe fabulatorie di un’insularità simbolica e esistenziale che sfugge all’isolamento, allo spazio chiuso su se tesso, per dare alla luce una nuova presenza di sé nel mondo.

Mitanalisi dell’isola

«Nel rimarchevole articolo che Orazio Maria Valastro consacra alla “polisemia dell’immaginario di Thrinakìa”, egli ci propone una mitanalisi dell’immaginario della Sicilia che amplia al tema più generale dell’immaginario delle isole.

Mettendo in evidenza la nostalgia di un paradiso perduto, analizzando molteplici racconti autobiografici di scrittori che ritornano sull’isola della loro famiglia in cerca delle loro radici, intende rispondere alla domanda che si era posto: “quali fabulazioni e immaginari alimentano i racconti e le narrazioni contemporanee dell’isola nella scrittura, personale e collettiva, dell’esperienza della vita quotidiana?”

Evocando le mitiche isole dell’Odissea, come anche l’isola di Avalon (la celebre leggenda celtica di re Artù) per sostenere più in generale la sua riflessione, mette in evidenza “l’insularità che ci mostra l’immaginario di un’isola paradisiaca”. E precisa: “l’immagine dell’isola è fondata sostanzialmente nel mito del paradiso, luogo di uno stato d’innocenza e di felicità del quale l’umanità avrebbe fatto l’esperienza all’origine del tempo, situato a volte in Oriente, altre volte in Occidente.” La profusione e la diversità degli esempi che Orazio Maria Valastro attinge dai racconti autobiografici, non di leggende o di propositi sublimati, ma evocazioni di vita quotidiana rispetto alla nostalgia delle proprie radici che manifestano gli autori, non lascia alcun dubbio sull’importanza della sua tesi, ampiamente dimostrata.

Rispetto alla teoria mitanalitica che ho elaborato, ritrovo illustrata quasi allo stato puro, la nostalgia dello stadio fetale che ho descritto, questo primo stadio della fabulazione uterina nell’evoluzione delle tappe fabulatorie dell’essere umano. Ne ritroviamo l’espressione in tutti i miti di un’età d’oro, di un paradiso terrestre, di un paradiso perduto, così frequente nelle mitologie e nelle religioni. Ancora oggi l’attrazione per le isole tropicali, presunti paradisi, è sfruttata dalle agenzie di viaggio o dal Club Mediterraneo, non lascia alcun dubbio sul legame profondo che dimora nel nostro inconscio, sia individuale che collettivo, rispetto allo stadio fetale.

Le analisi di Orazio Maria Valastro, documentate con precisione, confermano chiaramente la teoria mitanalitica [3]. È significativo sottolineare le rassomiglianze topografiche tra la sacca uterina, dove il feto si sviluppa nel liquido amniotico, con la configurazione classica dell’isola, isolata dal mondo esterno, circondata dal mare (o dalla madre), le cui coste e spiagge evocano la membrana uterina.»

[1] Orazio Maria Valastro, Mythanalise de l’île : polysémie de l’imaginaire de Thrinakìa, in Hervé Fischer, En quête de mythanalyse, [email protected]@ Revue internationale en sciences humaines et sociales, vol. 12, n. 3, 2014.

http://www.magma.analisiqualitativa.com/1203/article_02.htm

[2] Hervé Fischer, Mythanalyse de l’île, Société internationale de mythanalyse, avril, 2014.

http://mythanalyse.blogspot.ca/2015/04/mythanalyse-de-lile.html

[3] Hervé Fischer, Le stade fœtal, Société internationale de mythanalyse, novembre, 2014.

http://mythanalyse.blogspot.ca/2014/11/le-stade-foetal.html

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