Breve nota biografica antimilitarista

 

Massacro in Corea – Pablo Picasso (1951)

L’antimilitarismo di un sociologo disertore : intervista di Sicilia Libertaria a Orazio Maria Valastro

Breve nota biografica antimilitarista: richiamato alle armi il 15 settembre 1981; arrestato per diserzione il 12 gennaio 1981 e detenuto presso il Carcere Giudiziario Militare di Palermo; arrestato per diserzione il 4 marzo 1981 e detenuto presso il Carcere Giudiziario Militare di Palermo; condannato per diserzione a 5 mesi di reclusione dal Tribunale Militare di Palermo il 2 aprile 1982 con sentenza definitiva del Tribunale di Appello Militare di Roma il 14 luglio 1982; ha vissuto in esilio in Francia tra il 1982 e il 1986; rientrato in Italia è stato arrestato per diserzione il 22 gennaio 1987 e detenuto presso il Carcere Giudiziario Militare di Palermo; condannato per diserzione a 8 mesi di reclusione dal Tribunale Militare di Palermo il 26 febbraio 1987 con sentenza definitiva della Corte di Appello Militare di Roma il 15 maggio 1987; è stato congedato dal Carcere Giudiziario Militare di Palermo in quanto non idoneo al servizio militare il 10 luglio 1987; nuovamente arrestato il 18 dicembre 1987 e detenuto presso la Casa Circondariale di Catania per scontare una pena militare residua.

S.L. : Chi sono i disertori e cosa rappresentano?

O.M.V. : «La figura del disertore incarna la rivolta individuale contro l’ordine istituito, sperimentando la possibilità concreta del rifiuto dell’obbedienza alla logica del monopolio legittimato della violenza e delle armi. Ricercando a posteriori il senso della condizione di disertore vissuta per un lungo periodo di tempo, nonostante le sanzioni e la repressione di cui sono stato oggetto, la pratica individuale di obiezione, di rifiuto del servizio militare, ha fatto maturare una forma di dissenso politico alimentata dall’affermazione di un’autonomia di pensiero e di azione, ridefinendo la mia esistenzialità. Gli individui in rivolta rappresentati dall’impegno narrativo di scrittori come Georges Darien, egli stesso ha conosciuto ed è stato vessato dalla realtà militare degli inizi del novecento consegnando alla sua scrittura il suo spirito ribelle e insubordinato, hanno segnato una frattura rispetto al convergere del militarismo con gli stati nazionali e l’oppressione colonialista. In queste figure di disertori dell’esercito e refrattari al servizio militare troviamo una continuità, nello spazio e nel tempo, con la consapevolezza con cui possiamo osservare l’orrore della situazione generale nella quale viviamo tra orientamenti contrapposti reazionari e progressisti. E in questa continuità sussiste la permanenza della volontà di porre l’individuo al centro del pensiero politico, come baluardo di speranza, luogo simbolico e concreto attraverso il quale si attua la trasformazione del mondo, che manifesta il senso ultimo di una riappropriazione dell’essere donne e uomini di questo mondo nell’agire altrimenti per voler essere altro e fare diversamente.»

S. L. : Quale valore assume oggi la diserzione?

O.M.V. : «Mi piace ricordare il Diario di un disertore di Bruno Misèfari, anarchico del sud, e citare la poesia del suo ideale, vicina al valore della persona e dell’altro da sé, che ci permette di comprendere il cuore di ogni donna e uomo per amarlo ed esserne amati. Il disertore porta con sé dei valori trascendenti rispetto all’esistente, e nella volontà di autonomia come affermazione della peculiarità individuale e della rivolta verso il divenire e l’istituito, questi ideali possono ancora oggi comunicare e contagiare il tessuto sociale con un dialogo educativo e interculturale rivolto verso la solidarietà umana. Il suo esempio e la sua scrittura mi sembrano più che mai attuali. Se la maledizione delle guerre e dei conflitti religiosi, ideologici ed economici, erige ostacoli insormontabili fra creature che si amano, il rinnovamento della vita partecipa, con queste figure di ribelli ostinati, ad una visione rivoluzionaria dell’agire umano.»

S. L. : Ci troviamo di fronte a nuove figure del dissenso?

O.M.V. : «Disertare non può essere a questo punto un termine che ci parla di un’assenza, l’abbandono di un corpo militare, ma è all’opposto la manifestazione di una nuova presenza a se stessi e agli altri. Nel Disertore di Jean Giono non è il rifiuto e l’abbandono degli obblighi militari a caratterizzare questa figura in rivolta, nella narrazione letteraria l’individuo diserta una società, quella borghese. L’interesse rivolto verso piccole vite oscure e ignote del mondo quotidiano, fa assurgere l’individuo come simbolo del cambiamento sotterraneo di un’epoca. Se le minoranze sono portatrici di nuovi valori e energie creative che ci mostrano un futuro differente da quello perseguito dal modello sociale dominante, disertare questa cultura per difendere i valori della differenza attribuisce un valore fondamentale a nuove figure di dissidenti che disertano i luoghi della vita quotidiana come forma di resistenza e creazione di altri mondi possibili. Il disertore, in questa accezione, esprime forme di sensibilità non asservite, individui che per affinità e condizione umana costituiscono una comunità di donne e uomini dissidenti, capaci di immaginare la relazione con l’altro radicata nella portata generativa di quel desiderio di infinito che va oltre il sistema di attese socialmente in vigore.»

L’antimilitarismo di un sociologo disertore: intervista di sicilia libertaria a Orazio Maria Valastro, Sicilia Libertaria, marzo 2015.

5 thoughts on “Breve nota biografica antimilitarista

  1. Caro Orazio,mi sento solidale con te che hai vissuto l’esperienza del carcere per esserti dichiarato disertore. Hai avuto molto coraggio nel sopportare tutto ciò ,pur di rispettare le tue idee. Anch’io odio le guerre e ogni forma di violenza. Se tutti si dichiarassero obiettori di coscienza, probabilmente non esisterebbero le guerre e vivremmo in un mondo migliore.
    Per fortuna adesso il servizio militare non è più obbligatorio per i ragazzi, anche se mi rendo conto che spesso tale esperienza per alcuni giovani è formativa perché può essere utile alla loro crescita. Così per esempio è stato per mio figlio che all’età di diciotto anni era un ragazzo piuttosto sbandato perchè cresciuto senza la guida di un padre; a lui i dieci mesi di servizio militare trascorsi in esercito a Roma, sono serviti per farlo crescere e maturare.
    Diversa è la storia di mio padre che fu combattente durante la seconda guerra mondiale e poi prigioniero dei tedeschi. Lui visse in epoca fascista e di conseguenza era animato dalla propaganda dominante a quel tempo che stimolava tutti i giovani ad amare la patria e il Duce al punto di immolare la propria vita.
    Mio padre visse il periodo della guerra con molti sacrifici e disagi, tuttavia fu fortunato perché, essendo addetto al radiotelegrafo, gli fu risparmiato l’ingrato compito di sparare contro altri esseri umani, seppur considerati nemici,e nonostante le tante traversie che racconta nel suo diario, riportò salva la vita.

  2. Apprendo solo adesso che autore della breve biografia antimilitarista é O.M. Valastro. Conosco il sociologo e ora mi sembra di vedere anche l’essere umano. Il mio rispetto, se possibile, aumenta enormemente. Qui non si tratta di coraggio, ma di coscienza sociale oltre che della capacità di essere conseguente con i propri principi. Chapeau! Sono onorata e fiera di conoscerla, caro Signor Valastro.

  3. Se tutti gli uomini fossero disertori, nel senso militare e solo militare, il mondo avrebbe cambiato faccia già da secoli. Essere obiettori di coscienza è una possibilità, se non sbaglio, abbastanza recente: a chi dice che uno il coraggio non se lo può dare, rispondo che in guerra di solito il coraggio di sparare contro un cosiddetto nemico, uomo come lui, lo trova sempre o quasi, e la storia ce lo insegna. In realtà le guerre sono volute solo da pochi, che se ne stanno a tavolino: anche nell’ultima guerra, come in tutte le altre guerre, ci sono stati centinaia di migliaia di disertori, spesso passati alle armi, ma la storia ha dimenticato questi esseri umani. Ci sarebbe tanto, tanto da dire… mi piace molto la risposta di O.M. Valastro. Non ho capito chi ha posto le domande.

  4. Caro Orazio, scusami se il mio commento sarà un pò troppo crudo, ma io non posso condividere certe scelte perché in me coesiste una certa contraddizione: non sono stato mai abbastanza vigliacco per essere disertore e lo sono sempre stato troppo per essere obbiettore di coscienza, per fare questo ci vorrebbe coraggio, ed uno il coraggio non se lo può dare se non ce l’ha, come dice il buon don Abbondio. Comunque, se ti può essere di una qualche consolazione, per me è stato lo stato nazionale che si è comportato da vigliacco, per aver voluto processare per renitenza alla leva, un ragazzo che lo aveva fatto solamente per sbadataggine. Come vedi sei in buona compagnia. Comunque, resti sempre un grande. Ciao, Angelo.

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