Il dispositivo autobiografico tra ricerca esperienziale trasformativa e pedagogia dell’immaginario

Il dispositivo autobiografico tra ricerca esperienziale trasformativa e pedagogia dell’immaginario
Orazio Maria Valastro
Encyclopaideia Journal of phenomenology and education
XXI (48), 70 – 85, 2017, ISSN 1825-8670

Una ricerca empirica di tipo esperienziale trasformativa

Gli Ateliers dell’immaginario autobiografico
Transversalità fantasmatica pulsionale e funzione socializzante dell’immaginario
Esplorando le funzioni vitali dell’immaginario in cerca di sé e di senso

Scritture di sé e poetiche del dissenso
La cerca mito-biografica di eroine ed eroi notturni
Il dissenso poetico come amore verso la vita

Educare all’immaginario in una società cognitiva in crisi

Il dispositivo autobiografico che accompagna a un allenamento dinamico delle funzioni vitali dell’immaginario, favorendo un’attività creativa e un’intuizione empatica del vissuto, sollecita un viaggio esistenziale e simbolico di ricerca di sé e di senso, caratterizzandosi come un luogo dove la pratica educativa è finalizzata all’elaborazione di un’etica della reciprocità e dell’incontro che ci permettono di immaginare questo mondo per viverlo insieme con gli altri.

Questa ricerca esperienziale trasformativa, in un’epoca in cui la crescente autonomia degli individui è in relazione con la crisi delle strutture sociali, ci suggerisce di ripensare la teoria autobiografica che considera la pratica della scrittura di sé come un’attività estetica subordinata a una responsabilità etica del dover essere in quanto dimensione morale e atto esistenziale. Ritrovare sé stessi significa, in questa accezione, restare fedeli alla propria storia di vita, ma quando è l’amore per la vita a orientare la cerca contemporanea di sé e di senso, conciliando la sofferenza sociale e l’inquietudine esistenziale con la gioia di vivere e abbracciare nuovamente e pienamente la vita stessa, questa nuova presenza di sé a sé stessi e al mondo, manifesta piuttosto un voler vivere apprendendo dall’esperienza viva.

Il sentimento d’amore verso la vita, contrastato ma ricercato con animo poetico e mitico, implica altresì una rimodulazione della teoria delle strutture antropologiche dell’immaginario fondata sulla capacità umana di rappresentare e trasformare i grandi archetipi delle paure e delle angosce umane, integrandola con la teoria mitanalitica basata sulla fabulazione genetica dove è il mondo che ci accoglie fin dalla nascita a sollecitare narrazioni mitiche per dare senso a tutto ciò che ci circonda. La valenza e la necessità di pratiche educative che accompagnano il desiderio di mettersi in cerca di narrazioni che diano senso al tutto e alla vita, mette alla prova dell’esperienza le teorie di riferimento sull’autobiografia e l’immaginario.

Da questa riflessione critica su alcuni presupposti paradigmatici è possibile pensare a una pedagogia dell’immaginario che prenda in considerazione la fabulazione e la coscienza mitica che permea la sensibilità delle scrittrici e degli scrittori autobiografi contemporanei. Nelle poetiche del dissenso che ambiscono a sottrarre il corpo autobiografico all’isolamento di un tempo e uno spazio esistenziale rinchiuso su sé stesso, generando una nuova presenza di sé nel mondo attraverso un immaginario pervaso dall’esigenza vitale dell’amore che ci lega all’altro e ci sollecita alla ricerca dell’incontro con l’altro, possiamo individuare una speranza antitetica alle barriere innalzate dalla paura nei confronti del diverso e della diversità. Dal desiderio di conoscere sé stessi e gli altri attraverso la capacità di comprendere l’alterità, scaturisce la speranza e la consapevolezza di tenere viva la capacità umana di mettersi in relazione con l’altro, di guardare oltre sé stessi.

Come possono divenire, queste analisi e riflessioni che nascono dall’esperienza della ricerca, un sapere funzionale alla pratica educativa? L’esperienza circoscritta alla situazione sperimentale della ricerca empirica oggetto di queste riflessioni, se rende manifesta la capacità
di resistenza e autonomia della persona rispetto a orientamenti etici e processi sociali globali della nostra società, pone due ulteriori e importanti questioni. Possono essere riconfermati gli orientamenti etici manifestati quando, fuori da un contesto educativo specifico, ci si confronta con situazioni di crisi e di conflitto? Ed è inoltre possibile contribuire a una pratica educativa che sia in grado di divenire un modello operativo che si integra con una didattica per sostenere una crescita personale attraverso una pedagogia dell’immaginario attenta al benessere della persona e delle relazioni sociali?

Le esperienze educative realizzate nell’ambito del terzo settore, possono essere riprodotte per instaurare processi d’innovazione, sollecitando una inedita integrazione di saperi e pratiche educative che individuano bisogni e desideri inerenti alla comprensione delle emozioni e dei sentimenti condivisi dalle donne e dagli uomini. Un limite fondamentale all’emergere di saperi che nascono da queste pratiche educative, risiede nella capacità di coniugare degli interventi educativi di carattere micro-sociale con la dimensione macro-sociale dell’educazione. È tuttavia possibile individuare in questa esperienza alcuni elementi fondamentali per educare al futuro una società cognitiva in crisi. Le politiche europee nell’ambito dell’educazione e della formazione, preconizzando e accompagnando il
compimento di una società cognitiva fondata sull’acquisizione di conoscenze, una società nella quale si apprende e si insegna per tutta la vita, restano tuttavia ancorate a visioni e valori di una società industriale e dei consumi dove la crescita dell’individuo è pensata in funzione al suo adattamento all’economia e all’occupazione.

Un’educazione e una formazione pensate come una necessità nell’arco di vita delle donne e degli uomini al fine di salvaguardare il loro ruolo attivo nel mercato del lavoro, sono figlie del mito del controllo di una società contemporanea preoccupata della gestione delle
condizioni individuali e collettive dell’esistenza. L’illusione di conquistare una stabilità e di ritrovare una logica coerente del mondo che ci circonda è messa a dura prova, orientandoci verso la comprensione di una verità collettiva dell’umanità che si riassume in questa suggestiva immagine: l’idea dell’avventura disconosciuta della vita umana. È nella singolarità delle vicende umane, nelle diversità culturali e umane che sono oggetto problematico delle scienze sociali, che possiamo comprendere la condizione umana per renderci consapevoli del carattere complesso della nostra realtà. Si può conseguentemente accompagnare l’umanità alla conoscenza delle proprie realtà complesse, iniziando dalla necessità di trasferire quei dispositivi pedagogici che migliorino e trasformino i sistemi educativi per insegnare a esplorare il nostro immaginario, per educare a immaginare la condizione umana e la comprensione, per formare alla pratica di un’etica della reciprocità e dell’incontro, rivendicando i sentimenti e le emozioni in una modernità costruita sulla negazione dell’alterità, e una società che rimuove ogni relazione tra intelligenza e affettività.

Sociologo e ricercatore indipendente, direttore scientifico di [email protected]@ Rivista internazionale di scienze umane e sociali, dirige gli Ateliers dell’immaginario autobiografico dell’OdV Le stelle in tasca, dottore di ricerca in Sociologia Università Paul Valéry Montpellier, laureato in Sociologia all’Università della Sorbona Paris V.

One thought on “Il dispositivo autobiografico tra ricerca esperienziale trasformativa e pedagogia dell’immaginario

  1. L’esperienza del dispositivo autobiografico per intraprendere un cammino verso se stessi. Ripercorrere il passato con cura e amore. Trasformare, attraverso l’immaginario, il nostro vissuto e i nostri ricordi in perle preziose per un nuovo presente, impreziosito dal desiderio di incontro e di apertura verso gli altri.

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