I miti… la voce del cuore

aztechi

Credo sia questo l’ammonimento che ci ha lasciato Mabel Franzone, docente di Lettere e letteratura all’Università di Salta in Argentina, nel corso del suo intervento al Dipartimento di scienze umanistiche dell’Università di Catania, il 21 gennaio 2016. Approfittando della presenza di Mabel Franzone a Catania, abbiamo organizzato come rivista [email protected]@ l’incontro dedicato alla presenza dei miti nelle società latino-americane, per condividere il suo pensiero e il suo impegno rispetto all’immaginario e ai popoli nativi dell’America latina.

Vorrei qui riportare una parte fondamentale del suo intervento sulla colonizzazione dell’immaginario e il processo di mitologizzazione, poiché ci permette, con una riflessione a posteriori, di pensare ai miti come alla voce del cuore. Il genocidio originato dalla colonizzazione europea delle Americhe, ha implicato una colonizzazione non soltanto fisica ma anche spirituale. L’assoggettamento dell’immaginario dei popoli latino-americani ha disgregato in modo inesorabile, adottando credenze e concetti impiegati per sottometterli, un sentire diffuso e una rappresentazione mitica del mondo. Se la conquista spagnola ha creato una frattura profonda che ha modificato la comprensione del tempo, distinguendo un prima e un dopo come articolazione collettiva del tempo storico e sociale, ha comportato ugualmente una legittimazione mitica della presenza europea articolata su questa stessa scissione.

Tra i tanti esempi citati dalle mitologie delle civiltà dell’America latina, è stata richiamata la Pietra del sole, la cosmogonia relativa alla nascita del cosmo e ai quattro soli generatori del mondo, e i miti della creazione e della fine del mondo, da cui dipendono non soltanto il destino dei singoli individui ma anche quello di tutta la comunità. La colonizzazione dell’immaginario ha alimentato quindi una scissione profonda con questa comprensione mitica del tempo, segnata dal movimento circolare del ritorno, dai cicli regolari fondati sulle ripetizioni e sulle corrispondenze. Basti pensare alle creazioni che succedono alle distruzioni cicliche del mondo, al senso delle trasformazioni. Le metamorfosi presenti anche nei miti sull’animalità, le trasformazioni dell’essere umano in animale, mettono in risalto un’identità mutevole e transitoria, il transitare dalla tragica condizione umana alla figura del soprannaturale e del sovrumano.

Rispetto a tutto questo l’attenzione è rivolta al processo di mitoligizzazione, come legittimazione della nostra presenza in uno spazio, nel mondo. Da una parte quella degli europei, e la scissione che hanno determinato rispetto alle culture e alle tradizioni dei popoli originari dell’America latina. Dall’altra, quella delle società latino-americane dove è la terra a essere lo scenario della vita umana, mentre il cielo è semplicemente un tetto, e dove questo legame con l’origine, mediato dal movimento ciclico e dalla trasformazione dei miti, ripristina il legame con la madre biologica reciso con la lacerazione del cordone ombelicale, ricostruendo il legame con la madre terra, la Pachamama.

Il richiamo alla fabulazione umana, alla creazione di storie mitiche, come ricerca e comprensione della nostra presenza nel mondo e del legame con la madre terra, mi ha fatalmente riportato alle narrazioni contemporanee delle donne e degli uomini che ci raccontano le loro storie attraverso la scrittura autobiografica. Ricreare il legame con sé stessi e il mondo, ci sottrae a tutte quelle altre scissioni che la modernità ha generato tra un ordine naturale e uno soprannaturale, un pensiero razionale e un pensiero mitico, tra ragione e spirito. Forse risiede proprio in questo il reincanto del mondo, nell’affettività, nella fabulazione come narrazione affettiva che ci permette di riportare il pensiero al cuore, di comprendere una nuova presenza di sé nel mondo ricreando il legame con sé stessi e gli altri. Se i miti sono pertanto la voce del cuore, la fabulazione umana, la capacità di creare storie, di raccontarci e raccontare, è la via affettiva alla voce del cuore.

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